4 Febbraio 2026

Sommario

Dalla pandemia, l’Italia ha registrato la crescita media del PIL pro capite più elevata tra le grandi economie europee, superando anche la Spagna. Anche il commercio ha dimostrato una certa resilienza nonostante l’elevata incertezza, offrendo un parziale cuscinetto ai rischi esterni: il surplus commerciale extra‑UE si è ridotto di soli 1,5 miliardi di euro nel 2025 rispetto all’anno precedente, sostenuto da settori ad alto valore aggiunto come metalli, prodotti farmaceutici e macchinari. I rating sovrani migliorati e gli spread BTP‑Bund ai minimi dal 2008 indicano una maggiore fiducia esterna nella credibilità delle politiche italiane e nella sostenibilità del debito nel medio termine, creando condizioni finanziarie favorevoli.

L’attuale governo si avvia a diventare il più longevo della storia recente, con un potenziale sostegno significativo in vista delle elezioni del 2027. Un contesto politico stabile favorisce una più tempestiva attuazione delle politiche e riduce il premio per il rischio politico che altrimenti potrebbe frenare gli effetti positivi del NGEU. Dal 2021 stimiamo che il NGEU abbia contribuito ogni anno in media per 0,25 punti percentuali alla crescita del PIL, rafforzando anche i conti pubblici: ciò si è tradotto in un’ulteriore riduzione degli spread di circa 50 punti base. Tuttavia, i venti favorevoli di bilancio stanno svanendo: i contributi a fondo perduto che attualmente sostengono il deficit contabilizzando come entrate fiscali scadranno nel 2026, mentre i pagamenti per interessi rimarranno elevati intorno al 3,7% del PIL.

Le attuali condizioni macro‑finanziarie più robuste offrono comunque un contesto più favorevole per affrontare i vincoli di lungo corso. La produttività e il tasso di attività sono cresciuti pochissimo dagli anni 2000 e restano inferiori rispetto ad altri Paesi europei; le pressioni demografiche porteranno la popolazione in età lavorativa a diminuire del 16% entro il 2050 (contro il ‑9% dell’Eurozona). La digitalizzazione limitata e una struttura imprenditoriale frammentata penalizzano ulteriormente l’efficienza. Queste debolezze frenano il potenziale di crescita, rendendo necessaria una rinnovata spinta sulle riforme strutturali, sugli investimenti in riqualificazione della forza lavoro, sulla trasformazione digitale e su una strategia di lungo termine orientata a incrementi duraturi della produttività e della partecipazione al mercato del lavoro.

Due colleghi parlano di business seduti su un divano

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