Moda sostenibile in Italia

Intervista ad Alex Albini,

CEO & CO-Founder di Idee Brand Platform

 23 Febbraio 2021

Moda e sostenibilità è un binomio sempre più sinergico. Crede che i brand abbiano realmente compreso l’importanza della svolta sostenibile?

«Siamo all’inizio del percorso e ad oggi, nella moda, quello che è peculiare e tipico del settore è che quando una collezione viene definita sostenibile è ancora vista come una collezione povera di contenuti di design. Questa è un po’ la sfida che deve affrontare la moda: riuscire a bilanciare sostenibilità e contenuti di design, fare in modo che la sostenibilità venga inclusa all’interno delle collezioni, all’interno dello studio da parte di un designer della collezione in sé. Quando i grandi designer inizieranno veramente a prendersi carico anche di questo aspetto, inizieranno a studiare capi per cui è già un ça va sans dire che è inclusa la sostenibilità e quindi è ovvio che deve anche essere ripensato il concetto retrostante lo sviluppo della collezione.

È quello cha abbiamo come obiettivo con il nostro progetto Sustainable Brand Platform, che nasce da un’esigenza che abbiamo notato sul campo: c’era questo mismatch tra i due interlocutori, chi fa le collezioni e chi le deve acquistare. Quello che vogliamo fare, che ci siamo imposti come obiettivo aziendale, è riuscire a far parlare questi due interlocutori, cioè riuscire a far parlare i brand nello stesso modo dei buyer e viceversa. Quindi aiutare i brand a comunicare sostenibilità nel modo corretto e, nello stesso tempo, i buyer ad acquisire le informazioni per riuscire a definire e a giudicare un prodotto, un brand, sia in termini di design sia in termini di sostenibilità».

Lei ha creato una piattaforma che aiuta le aziende del fashion nella valutazione delle proprie performance di sostenibilità. Cosa significa essere sostenibili per un’azienda del settore?

«La sostenibilità deve includere tre tematiche principali, tre pilastri: deve essere ambientale, sociale ed economica. Il progetto che abbiamo sviluppato con Sustainable Brand Platform offre un algoritmo che va a valutare tutti e tre questi pilastri. Quindi la moda non può essere vista solamente – quando è sostenibile – in termini ambientali, non può essere vista solamente in termini sociali né in termini economici, ma devono mischiarsi tutti e tre insieme perché, secondo noi, la sostenibilità deve essere anche sociale e non solamente green.

Quindi c’è una tematica di valutazione dell’employee satisfaction, di cosa la società fa nei confronti dei propri dipendenti; viene verificata l’attività di social inclusion e gender equality, che considera anche quello che si fa nei confronti della società stessa, ovvero attività di charity and donation. Poi la sostenibilità deve essere anche economica. È un processo, la sostenibilità, di Ricerca e Sviluppo continuo, quindi non c’è un traguardo definitivo. Deve essere ongoing».

blockchain moda

 

La piattaforma analizza i brand con un algoritmo ed è supportata dalla tecnologia blockchain. Come funziona nello specifico? Quali servizi offre alle aziende?

«L’algoritmo funziona andando ad acquisire informazioni in primis dal brand stesso, dividendole in tre tematiche principali che noi abbiamo suddiviso in questo modo: un’analisi della supply chain; un’analisi della company sustainability, cosa viene effettuato all’interno dell’azienda; e poi society, quindi attività di charity and donation. Acquisire queste informazioni è un primo step per valutare il brand e questo ci permette, poi, di andare ad inserirlo nella nostra piattaforma e quindi dare la possibilità al brand di comunicare la sostenibilità. Nella moda, in questo momento, tra i big brand e i brand indipendenti il vero delta sono gli investimenti in comunicazione.

Oltre a valutare i brand cerchiamo anche di metterli in contatto con i partner, con i fornitori della supply chain. Diamo anche a loro uno spazio; sono brand che in questo caso vengono preselezionati e non giudicati con un algoritmo ma servono per migliorare – perché l’idea è sempre quella di essere a supporto dei brand – la loro supply chain. Oppure abbiamo anche grossi accordi con Settimane della Moda, come la Settimana della Moda di Lisboa. Stiamo firmando degli accordi con altre Fiere, una italiana e un’altra internazionale, che chiaramente alimentano tutta la community. E questo secondo noi è il vero valore aggiunto di quello che stiamo andando a creare.

La blockchain è una tecnologia che si utilizza per certificare la verità di quello che stai andando ad affermare. L’algoritmo raccoglie informazioni, sia da parte del brand sia da parte dei fornitori del brand stesso, pertanto questo vai a cercare, a matchare, a controllare che le informazioni che vengono fornite dai vari player che sono all’interno della community siano le medesime. Pertanto diventano vere. Quindi noi queste informazioni le andiamo a caricare nella blockchain: in questo modo non sono modificabili ma solamente aggiornabili, sempre in quella logica di Ricerca e Sviluppo, di ongoing che deve essere il processo. Quindi la nostra valutazione è fatta in modo che più che un giudizio sia uno sprone ai brand per fare meglio».

moda e sostenibilità

 

Perché un’azienda dovrebbe scegliere Brand Platform?

«Sustainable Brand Platform è un progetto nato all’interno di Idee Brand Platform. Idee Brand Platform in realtà fa attività più ampia di consulenza commerciale e abbiamo anche uno showroom. Sustainable, ad oggi, è soprattutto uno strumento comunicativo e tuttavia, vedendo anche tutte le attività che abbiamo all’interno, può trasformarsi in marketplace e legarsi alle nostre altre attività di vendita.

L’azienda di Idee Brand Platform nasce dallo spin off di Idee Parners, la nostra casa madre. Noi nasciamo quindi come industriali, pelletteria e calzature, facciamo attività di sviluppo e di produzione a Scandicci. Da quello è nato poi Idee Brand Platform a cui abbiamo legato, oltre all’attività industriale, quella commerciale. Tutti quei servizi che possono essere utili ai brand per crescere, o in chiave industriale o in chiave commerciale».

Come ha avuto questa intuizione?

«Il nostro progetto è nato a fine 2019 da un’esigenza di settore. Lavorando nella moda ci è venuta un’idea all’interno di questo settore. Chiaramente è riapplicabile in altri campi, con le dovute sfaccettature».

In che modo la partnership con Euler Hermes vi supporta nel vostro business?

«Abbiamo iniziato a lavorare insieme ormai cinque anni fa, con la casa madre, quindi con Idee Partners che chiaramente ha volumi più da industria. Il supporto c’è stato con i clienti esteri e con i clienti italiani sia di analisi che di pre-analisi. Prima di iniziare la partnership con il cliente è sempre interessante avere un confronto con il proprio referente in Euler Hermes, perché ti dà una visione più complessiva. Il fatto di sapere che se vuoi lavorare con Euler Hermes ci sono delle procedure da seguire – per noi che siamo un’azienda di medie dimensioni non quindi enorme e strutturata – ti obbliga a fare dei pensieri differenti quindi ad essere più progettualizzati, che alla fine è quello che paga.

Quando inizi il processo con loro, una volta che hai messo in chiaro molte tematiche, ti permette di essere più sereno all’interno del processo lavorativo e il continuo scambio durante la relazione con il cliente, e anche con Euler Hermes, non guasta e ti dà una mano. Poi nei momenti di tensione a livello creditizio Euler Hermes può intervenire in maniera consulenziale per parlare anche con il brand. Infatti, in alcuni casi si tratta solo di mancanza di informazioni per cui alcune aziende non vengono coperte. Questo numero di informazioni permette anche di avere una relazione più serena perché ti vengono riconosciute coperture di credito maggiori. Oppure tu magari non avevi notato il rischio ed Euler Hermes te lo fa notare».